C'è un parco, a est di Milano, che da anni vive un po' come una
promessa: il Grande Parco Forlanini, il sogno di una lunga striscia
verde che dal centro città arriva fino all'Idroscalo, cucendo insieme
prati, cascine, il Lambro e i quartieri che ci stanno intorno. È un'idea
che gli abitanti della zona, riuniti in associazione fin dal 2012,
continuano a coltivare con caparbietà: un parco che si costruisce poco
alla volta, con piccole opere a basso costo, più che con un colpo di
scena. E proprio in queste settimane sono arrivate alcune novità che
vale la pena raccontare — qualcuna buona, qualcuna un po' meno.
Partiamo dalle cose che fanno ben sperare. Al Parco Sud, l'ente che
abbraccia migliaia di ettari di verde attorno alla città, c'è un nuovo
governo: la presidenza è andata ad Andrea Checchi e la direzione al
neonominato Francesco Occhiuto. Può sembrare un dettaglio da addetti ai
lavori, ma non lo è: la nuova direzione si è mostrata da subito attenta
alle questioni del Parco, e questo accende qualche speranza in vista di
una futura, vera governance del Grande Parco Forlanini. Perché il nodo,
da sempre, è proprio quello.
Il punto dolente, infatti, resta la regìa. La governance del
Forlanini è ancora saldamente nelle mani della Giunta milanese, senza
novità sostanziali all'orizzonte. E un parco senza un ente unico che lo
guidi è un parco debole, esposto agli appetiti di chi vorrebbe
rosicchiarne un pezzetto qui e uno là. Un po' come una bella forma di
formaggio lasciata incustodita: prima o poi qualche topolino si fa
avanti. Il rischio è proprio questo: che i tanti interventi in corso
nell'area procedano ciascuno per conto suo, senza una visione d'insieme
che tenga il Parco come riferimento, vanificando anni di lavoro.
Un esempio concreto di questi "appetiti" arriva da via Cavriana, dove
sorge il campo base della M4. L'accordo prevedeva la restituzione
completa dell'area, ma è arrivata la richiesta di non riconsegnarla
tutta: l'idea è di mantenere circa 8 delle 18 strutture esistenti e
inserirle, fino alla fine dei lavori di prolungamento della
metropolitana verso Segrate, nel piano welfare per le persone senza
tetto. L'Associazione non si è opposta a priori, ma ha inviato agli
assessori una proposta per collocare quelle strutture in modo più
organico e meno invasivo rispetto al futuro dell'area. Nel frattempo
Cascinet — che di quello spazio è assegnataria e a cui dovrebbe tornare,
una volta bonificato — ha rilanciato con un'idea che ha il pregio di
trasformare un problema in opportunità: usare quei campi come scuola e
laboratorio di agricoltura, in un progetto di integrazione. Tradurre,
insomma, un cantiere in un luogo che insegna.

Ma veniamo alle buone notizie, che per fortuna non mancano. La prima
riguarda il Pratone, quel grande prato di via Mezzofanti che per il
quartiere è stato per decenni molto più di uno spazio verde: campo da
calcio improvvisato, rifugio per i giochi dei bambini, ritrovo per chi
porta a spasso il cane e per chi cerca un po' di ombra sotto gli alberi.
Poi è arrivato il cantiere della M4 e il prato è sparito sotto ruspe e
container, con la promessa che sarebbe tornato. La restituzione ha
lasciato più di un dubbio, ma ora pare che l'Assessora Grandi abbia
ottenuto una revisione del progetto — anche alla luce dei continui
allagamenti che rendono spesso impraticabile la parte centrale. Tra le
novità ci sarebbe la riapertura del sottopassaggio verso via Cavriana,
lo stesso usato durante i lavori della M4 per il passaggio dello
smarino. I lavori veri e propri dovrebbero arrivare tra un paio d'anni;
nel frattempo, però, dovrebbe aprire la ciclabile verso via Cucchi,
sfruttando il Cavalcavia Buccari. Un piccolo passo, ma nella direzione
giusta.
E poi c'è la notizia che, più di tutte, sa di festa: la passerella
sul Lambro. È stata annunciata la realizzazione dei percorsi che mancano
per completarla, e l'inaugurazione è attesa per settembre. Può sembrare
una semplice passerella ciclopedonale, ma è in realtà il primo tassello
concreto del grande disegno del Parco Metropolitano: il pezzo che
permette di scavalcare il fiume e di iniziare davvero a "ricucire" le
tessere sparse del verde a est. La sua apertura cambierà la percezione
stessa del Parco, rendendone evidente — finalmente, e a chiunque ci
passi — l'importanza.
Insomma, il Forlanini resta un cantiere a cielo aperto, fatto di
promesse, qualche insidia e parecchia testardaggine. I topolini, ogni
tanto, si affacciano. Ma a settembre, sulla nuova passerella, si potrà
attraversare il Lambro e guardare il parco con occhi un po' diversi. E
per un'idea che cammina da oltre dieci anni, non è affatto poco.
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